Nella zona di Pescosolido è stato recentemente rinvenuto il corpo senza vita di un puledro di giovane età all’interno di un’area recintata. L’episodio ha sollevato diverse domande riguardo alle possibili cause del decesso.
Considerando il contesto ambientale dell’Appennino, dove la presenza di grandi predatori come il lupo e l’orso è accertata, la scomparsa o il ritrovamento di animali deceduti in determinate circostanze porta spesso a specifiche ipotesi. Tuttavia, nel caso specifico, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ha fornito una valutazione che esclude, al momento, il coinvolgimento di questi predatori.
Secondo quanto emerso, l’analisi della recinzione avrebbe rilevato la presenza di tracce di pelo riconducibili a un canide domestico. Questa osservazione ha portato l’Ente Parco a non ritenere sussistenti le condizioni per un eventuale risarcimento all’allevatore.
Rimangono comunque aperti interrogativi sulla natura dell’animale o degli eventi che hanno condotto alla morte del puledro. Ci si chiede quale altra tipologia di fauna possa essere in grado di provocare danni di tale entità a un esemplare così giovane. La questione solleva dubbi sulla possibile presenza o azione di altri animali nel territorio.
È importante sottolineare che non si tratterebbe del primo caso in cui la valutazione dei danni da fauna selvatica da parte del Parco conduce a dinieghi di risarcimento, generando comprensibili preoccupazioni tra coloro che operano nel settore zootecnico locale.
Da tempo, gli allevatori della zona esprimono preoccupazione per la frequenza degli episodi di predazione e sollecitano misure di tutela più efficaci. La gestione di questi eventi e la loro interpretazione da parte degli enti competenti rappresentano un tema sensibile per la comunità locale.