La storia di Sora, ormai è noto, è più che mai ricca di avvenimenti di notevole rilevanza. Una storia che nasce ben prima di quella di Roma e che, complice anche la geografia estremamente frammentaria della penisola italica dopo la caduta dell’impero, ha sempre riservato sorprese e curiosità che, viste con gli occhi di oggi, hanno del sorprendente. Una di queste è senza dubbio la Zecca di Stato. Siamo intorno alla fine del XV Secolo e il Duca di Sora e di Alvito è Pietro Giovanni Paolo Cantelmo.
In quegli stessi anni, Carlo VIII, Re di Francia, si apprestava ad allestire una spedizione, l’ennesima, in Italia, contando sul favore di numerosi esponenti dell’aristocrazia e del Papa di allora, Alessandro VI (Rodrigo Borgia). Il nostro Cantelmo, esultante per la discesa del Giglio d’oltralpe, decise di festeggiare coniando una moneta celebrativa detta ‘Cavallo’. A dire il vero, questo conio, composto interamente in rame, era già in corso di validità da circa vent’anni nel Regno di Napoli e, a partire dal 1495, fu realizzato anche nella Zecca di Sora, ma con l’effige di Carlo VIII.
Quella della Zecca è stata una breve parentesi che, tuttavia, è ancora una volta indice di un fatto incontrovertibile: il ruolo centrale e strategico che Sora ed il territorio circostante hanno sempre giocato nel mantenimento (o nella rottura) dei fragilissimi equilibri dell’Italia dei piccoli stati.
Davide Baldassarra