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IL MESSAGGIO DEL VESCOVO ANTONAZZO PER IL NUOVO ANNO SCOLASTICO

“Non è la cultura dello scontro, la cultura del conflitto 
che costruisce la convivenza nei popoli e tra i popoli, ma questa: 
la cultura dell’incontro, la cultura del dialogo; 
questa è l’unica strada per la pace.”
(Papa Francesco)

Carissimi,

giunga a ciascuno il mio cordiale augurio per il buon inizio delle attività del nuovo anno scolastico. E’ mio vivo desiderio condividere con l’intera comunità scolastica lo spirito costruttivo della vostra esperienza formativa. Con quale slancio progettuale vogliamo iniziare il nuovo anno? Quali processi formativi vogliamo provocare perché la Scuola favorisca la formazione integrale della persona umana?
Il mio saluto a tutti voi è illuminato dal grido del Papa Francesco a favore della pace nel mondo. Una delle priorità educative della comunità scolastica è la promozione più robusta di una “cultura della pace”. La Scuola deve configurarsi come uno dei luoghi privilegiati di “umanizzazione” dell’intelligenza, della coscienza personale, dei rapporti, della solidarietà, della collaborazione, delle interdipendenze. La vocazione originaria della Scuola è quella di un laboratorio dove si elabora la pace quale stile ordinario di vita.
Il mio sogno per questo nuovo anno scolastico è che ogni Istituto scolastico, di ogni ordine e grado, diventi un “laboratorio di pace”, un’ “officina delle relazioni” dove la laboriosità di tutti mira a realizzare questo grande sogno della pace. Lo richiede l’urgenza di una convivenza più civile nella vita amicale, familiare, socio-politica, e istituzionale sia a livello nazionale, sia internazionale.

Cos’è la “cultura della pace”?
Il termine “cultura” significa, dal verbo latino colere, “coltivare. Solitamente si pensa alla cultura come a un bagaglio di idee, informazioni, nozioni o esperienze che possano arricchire le nostre conoscenze, soprattutto in funzione di una collocazione lavorativa e di un ruolo sociale. Una visione di tipo istituzionale, che vede la cultura come strumento di formazione di base e di preparazione al lavoro nell’ordine di una società economica, meritocratica e delle competenze remunerabili. Il sistema scolastico non è pensabile esclusivamente in funzione di uno sbocco lavorativo dei giovani, perché rischia di perdere la sua spinta educativa e di cadere in una profonda crisi di senso.
La Scuola, pertanto, è soprattutto un ambiente dove si coltiva il senso positivo e il gusto costruttivo della vita propria e altrui, il luogo privilegiato dove l’alunno impara a stare bene con se stesso e con gli altri, integrato in un sistema di rapporti che favoriscano il senso del dovere per i propri impegni, la fiducia dinanzi ai propri limiti, il senso di responsabilità, lo sforzo nelle difficoltà. Educare la persona alla cultura della pace “significa formare la persona, nutrire la personalità, dare la capacità al giovane di stare nel mondo, educando al giudizio, cioè a quella capacità che ci permette di distinguere fra ciò che è bello e meritevole della nostra ammirazione e ciò che deve essere senz’altro rifiutato” (A. Scotto Di Luzio, La Scuola che vorrei).

Come educare alla cultura della pace”? Per essere “palestra di vita”, la Scuola deve saper porre le basi della convivenza civile, deve favorire il vostro essere comunità. E’ fuori dubbio come l’esperienza scolastica, soprattutto in un contesto sempre più multiculturale e multireligioso, deve educare alla “convivialità delle differenze”: “La pace è convivialità. È mangiare il pane insieme con gli altri, senza separarsi. E l’altro è un volto da scoprire, da contemplare…da guardare e da accarezzare. E la pace cos’è? È convivialità delle differenze. È mettersi a sedere alla stessa tavola fra persone diverse, che noi siamo chiamati a servire” ( Pensieri e parole di Tonino Bello, Paoline, 2013). Ogni forma di conflittualità è segno di arroganza e di ignoranza; e mentre degrada la dignità della persona, inibisce drammaticamente lo sviluppo dell’umanità: “Non è la cultura dello scontro, la cultura del conflitto che costruisce la convivenza nei popoli e tra i popoli” (Papa Francesco, Angelus del 01 settembre 2013).

La Scuola ha il compito di educare alla cultura delle relazioni.
La cultura della pace passa attraverso la carezza delle relazioni, il rispetto cordiale delle singole persone, che permette di tessere la tela della vera polis, cioè del vivere sociale armonico e organico, dove lo star bene di ciascuno costruisce il bene-essere comune. La Scuola è il telaio delle relazioni, dove l’unica bocciatura auspicata è quella del bullismo, della prepotenza, di qualsiasi forma di razzismo, di insulto, di esclusione.
Cari ragazzi e giovani, voi per diverse ore al giorno vivete fianco a fianco: date valore a questa bella opportunità, imparando a conoscervi, ad apprezarvi, a collaborare, a rispettarvi. Sappiate stare vicini soprattutto a chi può avere maggiore bisogno di amicizia, di incoraggiamento, di sostegno. Molti di voi portano ferite profonde nell’animo, tristezze generate da delusioni, frustrazioni, problemi e difficoltà di vario genere: sappiate dire una parola di speranza e di fiducia per far rifiorire il sorriso e la voglia di farcela!

La Scuola ha il compito di educare alla cultura del dialogo.
La cultura della pace si costruire nel dialogo, passa attraverso la capacità di ascoltare, prima di parlare. Siamo dotati di una sola bocca, e di due orecchie! L’ascolto deve essere superiore alla parola, e deve precedere la parola: prima di parlare bisogna educarsi all’ascolto reciproco: “La cultura dell’incontro, la cultura del dialogo: questa è l’unica strada per la pace” (Papa Francesco, Angelus del 01 settembre 2013).
Nel dialogo germoglia la tolleranza, e questa è l’arma delle persone intelligenti, che sconfigge ogni forma di fondamentalismo culturale.

Carissimi ragazzi e giovani,
vi sono molto vicino, con la stima e l’affetto di chi vi vuole bene e desidera il vostro vero bene. Mi unisco a tutto l’impegno dei vostri genitori, dirigenti, insegnanti e collaboratori, per attestarvi quanto ci state a cuore. Spero di potervi incontrare personalemente anche durante l’anno formativo, a Scuola.
Stringo la mano a ciascuno, per augurare a tutti “buon anno” e dirvi che la Scuola è una preziosa opportunità, oltre che una grande fortuna.

Con sincera amicizia.

Sora, 05 settembre 2013

don Gerardo Antonazzo, Vescovo